“Non importa se il gatto e' nero o bianco, basta che prenda i topi"
(Mao Tse Tung)
E’ di questi giorni la notizia che la Lega si oppone alla vendita dei mercati coperti di San Leonardo, QT8, Livigno, Gratosoglio, Giambellino, Monza e Lorenteggio perché – a suo dire – saranno trasformati dai privati in supermercati.
Personalmente spero proprio che sia così!
I mercati comunali coperti nascono, infatti, con due importanti scopi: fungere da negozio di prossimità e svolgere un’azione calmierante dei prezzi. Questo in origine…. chiunque visiti oggi un mercato comunale coperto (esempio emblematico è quello del QT8) scopre una realtà ben diversa: spazi espositivi non utilizzati e prezzi superiori alla grande distribuzione. Attualmente questi mercati sono entrati in un circolo vizioso: a causa dei pochi clienti (principalmente anziani che non possono recarsi nei vicini Iper Portello o Iper Coop), i commercianti sono obbligati a tenere prezzi alti per far quadrare i conti e questo ha l’effetto secondario di accentuare la fuga di chi può da questi mercati. Chi paga le conseguenze più dure di questa situazione è dunque la popolazione più debole, chi non può prendere l’automobile ed andare nei supermercati.
Come risolvere il problema? A mio avviso non esiste una soluzione unica perché tutto dipende dalla realtà territoriale in cui il mercato comunale è immerso; per alcuni mercati basterà la ristrutturazione e la garanzia di un po’ di parcheggi, ma per altri la situazione è davvero critica. Riprendendo l’esempio del mercato comunale del QT8 se si analizza il numero dei residenti che insistono sull’area e il numero di supermercati che sorgono nelle immediate vicinanze emerge chiaramente che non ci sono le condizioni di business necessarie per mantenere in vita un mercato comunale che abbia prezzi allineati alla grande distribuzione. Ebbene ma qual è il problema? Ritornando alla frase di Mao io credo che al residente poco importi della tipologia di negozio in cui si reca, quello che importa è ben altro e lo si può riassumere in due parole: assortimento e prezzi. Assortimento e prezzi che posso essere più facilmente garantiti da una catena di supermercati grazie alla standardizzazione e alla scontistica della centrale di acquisti della casa madre.
Solo in questo modo questi mercati coperti possono tornare a svolgere il loro antico compito di negozio di prossimità e permettere di effettuare acquisti a costi contenuti.
Qualcuno obietterà: e i commercianti attuali? Gli attuali intestatari dei pochi box ancora aperti nel mercato comunale potranno essere trasferiti ad esempio negli altri mercati che verranno ristrutturati anche grazie ai proventi della vendita dei sopracitati mercati ma, in ogni caso, se far politica implica anche scegliere io non ho dubbi da che parte stare: dalla parte della popolazione più debole e degli anziani.
(Mao Tse Tung)
E’ di questi giorni la notizia che la Lega si oppone alla vendita dei mercati coperti di San Leonardo, QT8, Livigno, Gratosoglio, Giambellino, Monza e Lorenteggio perché – a suo dire – saranno trasformati dai privati in supermercati.
Personalmente spero proprio che sia così!
I mercati comunali coperti nascono, infatti, con due importanti scopi: fungere da negozio di prossimità e svolgere un’azione calmierante dei prezzi. Questo in origine…. chiunque visiti oggi un mercato comunale coperto (esempio emblematico è quello del QT8) scopre una realtà ben diversa: spazi espositivi non utilizzati e prezzi superiori alla grande distribuzione. Attualmente questi mercati sono entrati in un circolo vizioso: a causa dei pochi clienti (principalmente anziani che non possono recarsi nei vicini Iper Portello o Iper Coop), i commercianti sono obbligati a tenere prezzi alti per far quadrare i conti e questo ha l’effetto secondario di accentuare la fuga di chi può da questi mercati. Chi paga le conseguenze più dure di questa situazione è dunque la popolazione più debole, chi non può prendere l’automobile ed andare nei supermercati.
Come risolvere il problema? A mio avviso non esiste una soluzione unica perché tutto dipende dalla realtà territoriale in cui il mercato comunale è immerso; per alcuni mercati basterà la ristrutturazione e la garanzia di un po’ di parcheggi, ma per altri la situazione è davvero critica. Riprendendo l’esempio del mercato comunale del QT8 se si analizza il numero dei residenti che insistono sull’area e il numero di supermercati che sorgono nelle immediate vicinanze emerge chiaramente che non ci sono le condizioni di business necessarie per mantenere in vita un mercato comunale che abbia prezzi allineati alla grande distribuzione. Ebbene ma qual è il problema? Ritornando alla frase di Mao io credo che al residente poco importi della tipologia di negozio in cui si reca, quello che importa è ben altro e lo si può riassumere in due parole: assortimento e prezzi. Assortimento e prezzi che posso essere più facilmente garantiti da una catena di supermercati grazie alla standardizzazione e alla scontistica della centrale di acquisti della casa madre.
Solo in questo modo questi mercati coperti possono tornare a svolgere il loro antico compito di negozio di prossimità e permettere di effettuare acquisti a costi contenuti.
Qualcuno obietterà: e i commercianti attuali? Gli attuali intestatari dei pochi box ancora aperti nel mercato comunale potranno essere trasferiti ad esempio negli altri mercati che verranno ristrutturati anche grazie ai proventi della vendita dei sopracitati mercati ma, in ogni caso, se far politica implica anche scegliere io non ho dubbi da che parte stare: dalla parte della popolazione più debole e degli anziani.
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