Innanzitutto permettetemi di ringraziarvi per quanto tutti voi avete fatto per la tornata elettorale del 15 e 16 maggio: grazie al vostro impegno e costante lavoro sono arrivato quinto nella lista del PDL (che si è confermato primo partito in Zona).
Purtroppo la coalizione PDL-LEGA in tutte le 9 Zone di Milano è risultata sconfitta e quindi, non essendoci ballottaggi per le elezioni circoscrizionali, mi attendono 5 anni di opposizione nel Consiglio di Zona 8. Si interrompe così un’esperienza di governo della Zona basata sul principio di sussidiarietà, perché la coalizione vincente è saldamente ancorata alla vecchia concezione statalista. Secondo questa impostazione, l’amministrazione pubblica dovrebbe, da sola, rispondere a tutti i bisogni di ordine pubblico sociale e culturale, gestendo direttamente ogni servizio di cui ha responsabilità, mentre ogni intervento privato o di realtà sociali è bollato come fonte di distorsione dei fondi pubblici e contro l’interesse della gente, soprattutto povera.
Ci rimane solo un’ultima possibilità per rimediare, almeno parzialmente, a quanto successo: fare in modo che il nuovo sindaco di Milano sia Letizia Moratti.. Infatti tra vecchio statalismo di ritorno e privatizzazioni selvegge la gestione della "cosa pubblica" dovrebbe essere fatta secondo il criterio della SUSSIDIARIETÁ SOLIDALE da sempre presente nella storia di Milano e che comporta un’alleanza tra ente pubblico, privati e realtà sociali e sottolinea la valorizzazione dell’iniziativa operosa di tutti per il bene comune.
Questa è la strada che ha permesso nei secoli, ad esempio a Milano, uno sviluppo diffuso, attraverso l’accoglienza di immigrati da tutto il mondo, che hanno saputo integrarsi e diventare milanesi. Nel capoluogo lombardo - che vale come esempio di un modello vigente in molte altre città e paesi italiani - in epoche diverse, realtà di privato sociale non a fine di lucro come la Ca’ Granda (Ospedale Maggiore), la Banca Popolare di Milano, la Cassa di Risparmio delle Province Lombarde, l’Umanitaria, le Società di mutuo soccorso,
il Don Gnocchi, oppure realtà culturali nate non pubbliche come la Scala o il Piccolo Teatro, realtà universitarie come la Bocconi o la Cattolica, si sono affiancate agli imprenditori “storici” che hanno fatto le grandi imprese milanesi.
Oggi, nuove realtà di doposcuola gratuito come ad esempio quello delle suorine dell’Assunzione di Martinengo o Portofranco, di aiuto agli extracomunitari come la Casa della Carità, di nuova formazione professionale libera come la Galdus, di supporto ai
lavoratori precari come la recente FeLSA Cisl e i suoi patronati, di aiuto ai meno abbienti, come la rinnovata rete della Caritas e i Banchi alimentare, informatico, farmaceutico, di somministrazione di cure palliative come la Fondazione Floriani o la Maddalena Grassi, permettono quella solidarietà nella sussidiarietà senza cui ci sarebbe molta più ingiustizia.
La rete di ospedali privati e privati non profit, insieme agli ospedali pubblici, grazie anche
alla libertà di scegliere dove curarsi, fa sì che gli utenti esercitino il diritto alla salute con
risposte di livello internazionale e senza lunghe attese. Le numerose associazioni di categoria e sindacali supportano le miriadi di piccoli e medi imprenditori, che nel declino della grande impresa, hanno consentito un diverso sviluppo che non avesse conseguenze negative per l’occupazione.
L’amministrazione comunale, quando si è mossa intelligentemente, non si è opposta, anzi ha aiutato il crescere di tali iniziative dal basso. Ad esempio, il nuovo Piano del
governo del territorio, sostituendo una logica pianificatoria che paradossalmente ha portato a una cementificazione disordinata della città e puntando sul dialogo tra Comune e operatori, prevede l’espansione dell’housing sociale per giovani, anziani, studenti, meno abbienti (vedi ad esempio i molti interventi della Lega delle Cooperative e delle Acli), il riordino della città con l’ampliamento delle grandi aree verdi e servizi pensati non a tavolino ma in dialogo con le diverse zone (equiparando i servizi gestiti da realtà sociali e pubblici).
Per questo vi chiedo di tornare alle urne i prossimi 29 e 30 maggio e sostenere con il voto il nostro Sindaco, Letizia Moratti.
Confermare lei e il centrodestra alla guida della città significa tornare a mettere al centro la libertà e la creatività di ciascuno come contributo al bene comune.
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